Facebook come le banche: diventi responsabile della consapevolezza dei suoi utenti

Facebook come le banche: diventi responsabile della consapevolezza dei suoi utenti

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Si è di nuovo scatenata una polemica sulle intrusioni nella privacy e gli abusi sui dati personali che Facebook effettuerebbe regolarmente. L’argomento del contendere è sempre quello: il social blu registrerebbe qualsiasi cosa un suo utente faccia e poi utilizzerebbe a proprio piacimento questi dati. Sono convinto di attirarmi critiche e antipatie ma continuo a sostenere che ci sia un nodo fondamentale che m’impedisce di abbracciare questa protesta. Il nodo è semplice: chi è in FB ha scelto di esserci, liberamente e senza costrizioni e ci rimane, liberamente e senza costrizioni. Inoltre, quando attiva il suo profilo accetta i “terms and conditions” che la piattaforma di Zuckenberg gli propone. Ha quindi poco senso protestare per le regole del gioco una volta che si è liberamente scelto di giocare. Non ci si siede a un tavolo da poker per poi pretendere che una coppia valga più di una scala.
Il problema andrebbe posto su un altro piano, del tutto simile a quello che coinvolge, per esempio, i rapporti fra banca e cliente. Gli istituti di credito sono obbligati a standard di trasparenza delle informazioni e sono spesso ritenuti responsabili se il cliente prova che la banca non ha fatto tutto quanto poteva per “informarlo” sui suoi diritti o sui rischi di un investimento. Al netto dei limiti che questi sistemi ancora mostrano, la strada è corretta. la banca rimane un’azienda privata, che stabilisce le proprie regole di servizio ma queste devono conformarsi a standard precisi, stabiliti per legge. tutto questo in ottemperanza al fatto che la banca svolge un “servizio pubblico” e quindi come tale deve rispondere a standard precisi, in termini di trasparenza del servizio, correttezza delle informazioni, diritti riconosciuti al cliente, ecc.
Cosa c’entra questo con Facebook? La piattaforma blu ha raggiunto una tale dimensione planetaria da essere ben più che una società che eroga servizi online. Facebook, ma tutti i grandi player di Internet, svolgono, a tutti gli effetti, un servizio pubblico, perché è indiscutibilmente un diritto quello alla comunicazione e alla libertà di espressione e Internet, e i suoi grandi player facilitano questo diritto e ci guadagnano sopra. Sono a tutti gli effetti un servizio pubblico.
La soluzione, quindi, sta nell’imporre a Facebook e agli altri player, precise leggi di trasparenza nell’informazione e, soprattutto, un preciso obbligo a informare i propri utenti di ciò che accade quando si iscrivono e utilizzano i servizi che offrono.
Questa sì sarebbe una battaglia valida. Rendere responsabili i player di Internet del livello d’informazione e di consapevolezza dei propri utenti.

Di seguito l’articolo di Dagospia su questo tema

Dagoreport da “Bild”, “Forbes”, “Financial Times” e “Les Echos”
http://bit.ly/pqUsmM http://onforb.es/pOpmO2 http://on.ft.com/oVuAyw http://www.lesechos.fr/

FACEBOOK IS WATCHING YOUFACEBOOK IS WATCHING YOU false identit facebook california contro i ladri di profilifalse identit facebook california contro i ladri di profili

Dati conservati per anni, utenti sotto stretto controllo, ogni clic catalogato: ecco cosa succede davvero sul social network di Mark Zuckerberg. Lo denuncia oggi la “Bild” con un titolone in prima pagina: “Scandalo a Facebook”. La storia è quella di uno studente di Vienna di 23 anni che è riuscito ad ottenere dal “sito blu” la lista di tutti i dati che lo riguardavano. Un colosso del web da 800 milioni di utenti, sfidato da un ragazzino.

Il suo nome è Max Schrems e la sua sorpresa è stata notevole quando si è visto arrivare a casa, direttamente dalla California, un cd zeppo di informazioni relative alla sua attività su Facebook. Una quantità tale di dati da riempire 1200 fogli formato A4. “News, post, resoconti di chat degli ultimi tre anni. Niente era stato cancellato!”.

Schrems ha analizzato il social network per un progetto di studio ed è arrivato alla conclusione che la società di Zuckerberg conserva per anni i dati dei suoi utenti, anche quando questi ritengono di averli eliminati. Rimuovere un post dal proprio profilo, ad esempio, non impedisce a Facebook di archiviarlo comunque. continua a leggere qui

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