Se stai zitto ti cresce il Klout

Se stai zitto ti cresce il Klout

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Fra i frequentatori della Rete, quelli, per intenderci, che sostengono di lavorarci e di capirci qualcosa, girano battutine tipo: “Guarda che ti si abbassa il Klout”. Simpatica frecciatina ma che presuppone che, sempre fra i browsers-addicted, l’occhio al klout c’è, eccome! Bene, autonominandomi membro della community dei frequentatori del Web fra il professionale e lo speculativo (in senso filosofico, s’intende) anch’io l’occhio al Klout lo butto, ogni tanto, non fosse perché è una delle tab “bloccate” del mio Firefox.
Diciamo che sono sempre stato nella fascia di mezzo, intorno al “60”, magari un po’ meno. Comunque, circa una settimana fa, decido, come forma di sopravvivenza, di fermare la mia attività sul Web. Niente post, niente twitter, Facebook quanto basta cioè poco o nulla, mollo anche il mio neonato profilo Pinterest. Volevo rifugiarmi nell’offline per un po’.
Oggi, a lavoro come accadrà per tutto agosto, butto un occhio a Klout, con lo stato d’animo di chi controlla l’estratto conto dopo che è passata la rata del mutuo e cosa scopro? Un picco, forte, deciso, “alpino” del mio indice, di ben due punti.
Nella normalità dovevo scrivere un post al giorno, “spammare” su twitter e guadagnarmi decine di retweet, valanghe di commenti su Facebook e riuscire a innescare una sana polemica sul mio blog per riuscire a vedere l’indice di Klout tremicchiare verso l’alto di qualche decimale.
Sto fermo, sto zitto e quel software infernale mi salta di due punti? Ma come? A parte l’arrabbiatura, aiutata dalla calura estiva, un interrogativo me lo pongo e questo è serio: come è possibile una cosa del genere? Qual è l’algoritmo che “premia” il silenzio e l’assenza quando dovrebbe misurare l’influenza e quindi la presenza e il potere della voce?
Siamo ancora lontani, evidentemente, da un sistema in grado di “misurare” in maniera affidabile il potere d’ingaggio di una persona, di un influencers.
Fra gli esperti di web gira la voce di quanto sia facile manipolare l’algoritmo di Klout. Così, per approfondire, potete leggere Giovanni Scrofani sul suo Gilda35, Riccardo Scandellari qui e ancora qui Io mi permetto di aggiungere che, se un algoritmo restituisce risultati così paradossali senza che io abbia fatto nulla per manipolarlo, il problema non sta tanto nella volontà o meno di forzarlo e nella sua vulnerabilità ma, forse, dico io, nella progettazione dell’algoritmo stesso. Con buona pace di guru, paraguru, influencers veri, presunti o sedicenti che, alla fine, twittano orgogliosi il loro Klout.
C’è ancora molta strada per un approccio scientifico vero sull’influenza e su metriche affidabili e non credo che questa strada passi dalle parti di Klout.

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