Web – risse, gli scemi siamo noi

Web – risse, gli scemi siamo noi

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C’è un vecchietto che a ogni conferenza stampa di qualsiasi grande azienda a Milano si presenta al desk accrediti e sostiene di essere il capo redattore del “Corriere di tutti”. Davanti allo sguardo perplesso di chi accoglie i giornalisti sfodera uno splendido biglietto da visita con solo il nome e sotto la “testata”. Vestito come un clone di Oscar Giannino (ma con i capelli, sia pur grigi). Quando riesce a passare lo schieramento degli addetti stampa, lo vedi poi sedere compostamente sulla sedia tranne poi scattare felinamente verso il buffet.

A Roma mi è capitato spesso che mi venissero presentati improbabili docenti universitari di atenei per corrispondenza (giuro!) basati in oscuri Paesi dell’Est, schegge residue dell’esplosione dell’Unione sovietica, oppure non meglio identificati “organizzatori di eventi” con contatti nelle alte sfere (!). Tutto questo tacendo di autoproclamati giornalisti, opinionisti, faccendieri, professori, facilitatori, PR, attori, imprenditori e quant’altro vi possa venire in mente. Insomma di tutto quel sottobosco di strani personaggi che tentano di scavarsi il loro quarto d’ora di visibilità o la loro occasione di business.

L’avvento del Web ha provocato una sorta di mutazione genetica di questo tipo di persone. Innanzitutto ha dato loro voce. Ora chiunque parli, dica, scriva può raggiungere chiunque e dai e dai, alla fine qualcuno che lo ascolta, che lo segue, lo trova pure. Poi il Web è sempre più un mercato di consulenti, guru e paraguru, ingaggiati da aziende in debito da ossigeno digitale. E allora tutti a combattere per la visibilità che significa spesso essere “notati” dal dirigente dell’azienda di turno e beccarsi il bel “contratto per la strategia di presenza sui social media”.

Il problema è che gli “scemi” del Web siamo un po’ tutti noi che invece di stare sui fatti, ci azzuffiamo. Uso questo termine citando il titolo del post di Gianluca Neri, sul suo blog. L’ho letto e devo dire che ho sorriso, sia perché parla e dice cose che chi passa sul Web più del quarto d’ora accademico dedicato al proprio profilo Facebook, sa perfettamente e non può non condividere, sia perché il bisturi di Gianluca taglia bene e profondo. A mio parere, però, ripeto, gli scemi siamo noi. Di approfittatori, incompetenti, tromboni, opportunisti, affetti da ipertrofia dell’ego, cercatori d’oro senza setaccio, furbi o anche semplicemente persone “povere” umanamente e intellettualmente, è sempre stato pieno il mondo ed ora il Web non fa altro che dar loro platea e strumenti in più.

Ma il web è o dovrebbe essere anche il luogo in cui l’incompetenza o l’assoluta vacuità di una persona o di una tesi dovrebbe essere scoperta e smontata dalla Rete stessa ovvero da quell’intelligenza collettiva che il Web dovrebbe nutrire e far crescere. Sta a chi ha gli strumenti per scoprire gli imbrogli smascherarli. Avvitarci in polemiche sulle persone lo trovo inutile e anche un po’ saccente (Gianluca non me ne vorrà). La persona additata come “Presidente di un’associazione di cui è anche l’unico iscritto” me la sono trovata a moderare un panel, dove ero relatore, in un evento dedicato al Web. Chi l’ha scelto? Su che basi?
Credo che la cosa da fare sia smontare le argomentazioni, far esplodere le contraddizioni nell’ambito di un dibattito costruttivo.

Sul tema Marco Camisani Calzolari sono stato particolarmente critico ma ho cercato di smontare non solo le argomentazioni con numeri e dati ma di evidenziare anche una manovra di tipo mediatico. Anche lo stesso Gianluca Neri nel suo post o anche Michele Caivano hanno sbrindellato l’attendibilità scientifica dello studio del professore. Così sì, a mio modo di vedere il vero antidoto al virus del trombonismo da sete di visibilità sta nell’argomentazione, nello smontaggio sistematico delle argomentazioni. Lasciamo stare gli attacchi personali, non alimentiamo la “Lotta nel fango degli influencers” ben narrata da Giovanni Scrofani.

Altrimenti il risultato è fare il gioco di quanti non cercano altro che una ribalta e impoverire drammaticamente il dibattito sulla rete. Impoverimento che poi paghiamo tutti, anche quelli che, magari, il lavoro lo fanno bene e sono in grado “portare valore” al Web e alle sue communities. Se si alza la polvere non si riesce più a distinguere la qualità, il giusto dallo sbagliato, il vero dal falso. E po, si sa, se si butta il fango nel ventilatore gli schizzi arrivano a tutti.

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