Imprese italiane e social media: un terzo li usa, ma non troppo...

Imprese italiane e social media: un terzo li usa, ma non troppo bene

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martedì 18 gennaio 2011
Questo emerge da uno studio condotto fra maggio e novembre 2010 dall’Università Iulm di Milano, che ha censito i comportamenti e le attitudini all’utilizzo del Web 2.0 di 720 aziende italiane di vari settori

Facebook, Twitter e blog sono entrati nel “day by day” delle attività aziendali ma non sono ancora fenomeni radicati nelle imprese italiane e non sono ancora quindi visti come strumenti strategici di supporto al business. Questo il messaggio, in estrema sintesi, che emerge da uno studio condotto fra maggio e novembre 2010 dall’Università Iulm di Milano, che ha censito i comportamenti e le attitudini all’utilizzo del Web 2.0 di 720 aziende di tutte le dimensioni attive sull’intero territorio nazionale e in sei diversi settori (moda, alimentare, sanitario, pubblica amministrazione, banche ed elettronico).

Il dato più significativo su cui riflettere riguarda il punteggio attribuito alle aziende oggetto di indagine (fra queste anche 120 fra comuni, provincie e regioni), un indice medio complessivo, denominato SocialMediAbility, che misura, secondo gli autori del rapporto, il livello di orientamento 2.0 delle imprese, le loro capacità di gestione degli strumenti sociale e l’efficacia delle azioni adottate. In altri termini un indicatore che riassume il livello di sviluppo delle attività di social media marketing messe in atto dalla singola azienda. Ebbene il dato in questione si è fermato a 0,79 in una scala da 1 a 10 e si va dall’1,75 delle aziende più grandi allo 0,16 di quelle più piccole. Lecito quindi dedurre che l’utilizzo dei social media in chiave business è oggi ancora lontano dall’essere un’attività strategica, anche nelle grandi organizzazioni. Le eccezioni sono poche e arrivano dal settore bancario, con WeBank che si merita 10 in tutti i parametri esaminati, e da quello pubblico, dove a farsi notare con buonissimi voti è il Comune di Torino. Se le eccellenze sono poche, il quadro generale della diffusione dei social media in azienda non è invece così disastroso, almeno secondo la fotografia scattata dallo Iulm.

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