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Nell’era dei social network, ok le PR ma senza dimenticare le Online Media Relations

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Mi sembra interessante partecipare al dibattito su cosa siano le PR oggi, aperto da Francesca Valente su Fvlab. La definizione di Francesca, mutuata dagli Stati Uniti, per quanto riguarda i social network mi sembra ineccepibile. La mia riflessione parte solo da una considerazione: il rischio confusione. Se, infatti consideriamo le PR digitali come la capacità di dialogare, in estrema sintesi, con le communities parliamo di un’attività particolare, in grande sviluppo e di grandissima importanza. se invece parliamo di capacità d’identificare e interfacciare gli influencers e i “nuovi media”, per svolgere un lavoro “a monte” del buzz e per influenzare l’agenda setting allora trovo più corretto parlare di online media relations. Si tratta di due attività strettamente complementari, che condividono strumenti, linguaggio, semiotica e simbologia ma che si rivolgono a interlocutori diversi e con diversi obiettivi professionali. Credo sia importante mantenere questa diversificazione, proprio per non ingenerare quella confusione di ruoli e professionalità che non sta facendo bene al ruolo e alla figura dei comunicatori. Detto questo, va sottolineato, come fa anche Francesca, che le RP e le Online Media Relations hanno ormai assunto un ruolo più che centrale nella strategia comunicativa delle aziende, costrette sempre più a gestire direttamente il rapporto con i propri stakholders.

Di seguito il post di Francesca Valente.

Le Relazioni Pubbliche sono sempre esistite. Prima del giornalismo, prima della propaganda: sono l’espressione più esplicita dell’umanità. L’uomo è fatto per elaborare informazioni, ma soprattutto per comunicarle agli altri.

Fresca di consultazione pubblica internazionale, arriva dagli Stati Uniti la nuova definizione di Relazioni Pubbliche: un processo strategico di comunicazione che costruisce relazioni reciprocamente vantaggiose tra le organizzazioni ed i loro pubblici. (PRSA – Public Relations Society of America).

Le RP vengono riconosciute come processo di comunicazione strategica dunque, in una relazione simmetrica tra l’organizzazione e i pubblici di riferimento.

Ma cosa significa fare RP oggi?

I social media hanno condizionato fortemente le RP: all’attività tradizionale si affiancano nuovi linguaggi e processi, funzionali al web 2.0. Occuparsi di digital PR non significa semplicemente instaurare scambi reciprocamente vantaggiosi online, ma connotare la relazione di determinati elementi, tipici del web sociale: reciprocità, trasparenza, immediatezza, autenticità.

L’interazione online tra professionisti delle RP e gli interlocutori di riferimento, assume un linguaggio meno istituzionale di quello adottato nel classico scambio via mail o nella telefonata (non ci si da certo del lei in un tweet!). Questa informalità agevola il dialogo e lo rende più vero ma attenzione: il confine tra confidenza ed invadenza è labile per questo la costruzione di un rapporto solido e duraturo richiede tempo, pazienza e discrezione.

Le digital PR si sviluppano in due direzioni:

– attraverso l’attività di community management, sviluppando conversazioni a tema con il proprio pubblico di riferimento nei canali social dell’azienda

– sviluppando il cosiddetto buzz seeding, seminando quel passaparola utile a veicolare i messaggi aziendali lì dove possono essere ascoltati: nei forum, nelle community di riferimento, nei blog degli opinion leader.

6 semplici punti da ricordare per una attività di RP online efficace:

1) Avere un messaggio chiaro e incisivo: la Rete è densa di informazioni, quindi non basta catturare l’attenzione del lettore, bisogna fare in modo che il contenuto venga ricordato.

2) Abbandonare l’autoreferenzialità ed ascoltare: prima di parlare di noi, parliamo con il nostro pubblico. E quando parliamo di noi non lodiamoci: l’azienda “leader di settore” è 1.0.

3) Gestire le situazioni di crisi in modo efficace e tempestivo: il web non perdona, fondamentale un’attività di crisis management pianificata per non farsi cogliere impreparati in caso di criticità.

4) Non solo chiacchiere: un buon contenuto è la base, ma va posizionato bene e i vanno monitorati i feedback.

5) Il pubblico 2.0 è complesso e diversificato: attenzione ad individuare i destinatari giusti! Una conversazione nel posto sbagliato, non serve a nulla.

6) Immediatezza non si significa improvvisazione: pensare e ripensare prima di scrivere: i social media sono potenti strumenti di influenza sociale, e le dinamiche virali che si scatenano sono potentissime. Per questo va prestata la massima attenzione a ciò che si scrive, che rimane indelebile.

Grazie alle infinite possibilità che il web offre, mai come ora le RP possono considerarsi veramente importanti e finalmente in grado di integrare tutte le attività comunicative volte ad instaurare relazioni tra enti, aziende, strutture e persone. On e offline.

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