Estetica (e simbologia) dello sfondo delle videocall

Estetica (e simbologia) dello sfondo delle videocall

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Dimmi cos’hai dietro quando t’inquadrano e ti dirò chi sei. Nell’era della video comunicazione casalinga nasce e si afferma un nuovo sistema simbolico. Sono lontani i tempi in cui chi, raramente, si collegava da casa per qualche motivo in video call provvedeva a mettersi una camicia e poi, magari, si alzava senza scollegarsi, rivelando i pantaloni del pigiama. In era di reclusione forzata la nuova dimensione sociale è chiusa nel rettangolo dei player delle piattaforme ma quel rettangolo è diventato un luogo di racconto.

In genere si predilige la libreria, preferibilmente ingombra di volumi, per darsi un po’ quell’aria da intellettuale, ma c’è anche chi preferisce un rassicurante divano con piante e credenza, oppure quello che appare evidentemente essere uno studio. I più coraggiosi si collegano da terrazzi e giardini, oppure chi lascia intravedere il soffitto a travi in legno o il pregiato vaso Ming, senza dimenticare quanti lascino inquadrare stanze disordinatamente ingombre di giochi da bambini, a sottolineare una dimensione più familiare. Per non parlare dell’abbigliamento, che va da chi la video call la fa in giacca e cravatta a chi è in felpa e si scusa per l’outfit casalingo e si dà un tono comunque più informale, quasi bohemienne.

Ironia a parte quel che è importante sottolineare è come questa nuova dimensione virtuale, rinchiusa appunto nel rettangolo di un player abbia reso improvvisamente fondamentale la “cura” dell’allestimento di un apparato simbolico diverso rispetto a quello al quale siamo abituati nell’interazione sociale fisica. La dimensione iconica dell’esposizione video ha esaltato, per tutti infatti, l’importanza del linguaggio visivo e della costruzione e governo della percezione che ne deriva.

La scelta di cosa “mostrare” durante la video call è un elemento fondamentale del racconto che si fa di sé stessi e, soprattutto di come i partecipanti alla conferenza virtuale inferiranno, interpreteranno e giudicheranno quel che vedono. Ed è qui l’elemento di vera novità. Improvvisamente l’aspetto simbolico, iconico del nostro essere in questa realtà unica, che ha collassato reale e virtuale, appare in tutta la sua forza di messaggio e in tutta la sua importanza nella costruzione del giudizio degli altri su di noi ovvero la reputazione.

In questo si aggiunge un ulteriore elemento. Ciascuno di noi incarna l’istituzione, l’azienda, l’Ente, l’Organizzazione a cui appartiene (quando parliamo di riunioni professionali, ovviamente). Attraverso il modo in cui si interagisce in una riunione virtuale (finanche dalla piattaforma scelta, da come ci si mostra a suo agio o meno con le funzionalità, dalla qualità della connessione) i partecipanti definiscono anche la reputazione della stessa azienda o Istituzione.

Sempre accaduto nel contesto professionale, dirà qualcuno. Sì, vero. Le riunioni in video call esistevano da ben prima del Covid ma si svolgevano dalle sale riunioni degli uffici. Questo era un contesto simbolico preciso, precostituito e chi partecipava “era” in ufficio e quindi rispondeva a esigenze esteriori legate alla presenza fisica in ufficio. Nulla che si potesse controllare o a cui si dovesse “pensare”. Oggi la dimensione professionale è entrata nelle nostre case o meglio le case sono diventate lo scenario delle attività professionali e questo ci costringe a pensare a come apparire, nel momento in cui si accende la webcam. Ci costringe a “governare la percezione” degli altri.

Perché è importante tutto questo? Perché è la dimostrazione plastica dell’importanza della gestione di tutti gli elementi simbolici che produciamo in una realtà trasparente e interconnessa come l’Infosfera (dove reale e virtuale collassano in un’unica dimensione). Eravamo, siamo e sempre più saremo in una realtà nella quale ogni nostra azione o inazione, messaggio, elemento esteriore, tutto ciò che gli altri vedono di noi (sia che noi si sia persone o aziende) è “messaggio”, è simbolo che contribuisce alla costruzione del giudizio che gli altri hanno di noi, ovvero la reputazione, vero valore di questa realtà.

 

1 COMMENT

  1. La nostra cultura, nonché la nostra tradizione “edilizia”, non prevede l’intromissione dell’ambito lavorativo nell’ambiente familiare. Insomma, nella maggioranza delle case dei lavoratori italiani dipendenti (ma anche di molti liberi professionisti) non esiste uno studiolo dove ci si può isolare dall’ambiente casalingo e ricreare così l’ambientazione, la cultura e le ‘liturgie’ del business, né mi pare vi siano molte aziende che incentivano economicamente l’allestimento (adeguato ed ergonomico) di un ufficio remoto a casa dei propri dipendenti … ci vorrà del tempo e il cambio dei costumi usuali per entrare nella nuova dimensione ‘smart’ o ‘agile’ che sia … nel frattempo non resta che goderci video-riunioni con animali domestici che saltano davanti le webcam, bambini che giocano sotto la scrivania, allestimenti interni dei più vari, rumori “insoliti” e anche detersioni nasali …

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